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La società in cui oggi i giovani navigano è caratterizzata da valori diversi rispetto a qualche decennio fa, a partire dalla concezione dell’infanzia e dei metodi educativi, fino ad arrivare ai diversi ruoli che ricoprono le madri e i padri.

Nella famiglia del passato il bambino era considerato come colui da tenere a bada e frenare affinché fosse rispettoso delle regole della società, era importante educare il bambino a rispondere alle richieste degli adulti. Si prediligevano come strumenti educativi la punizione ed il castigo che soprattutto nel bimbo dall’indole più bisognosa e richiedente diventava fonte di privazione e frustrazione. In questo scenario il senso di colpa era il sentimento prevalente poiché non era consentito trasgredire una norma o un divieto. L’unica strada per emanciparsi e crescere era il conflitto con i genitori anche a discapito del legame affettivo stesso, l’obbedienza veniva prima di tutto.

Dagli anni 70 in poi qualcosa inizia a cambiare, le persone non sono più alle prese con le loro colpe, il bambino non viene considerato come qualcuno da plasmare bensì come un individuo con delle caratteristiche e competenze relazionali evidenti sin dalla nascita, bisognoso del legame affettivo tanto quanto di acqua e cibo.

Il bambino di oggi è frutto di una unione d’amore scelta, è il completamento di una realizzazione personale, ben diverso dal passato in cui la società ne dettava i tempi e i modi.

I valori educativi si spostano sempre di più verso la comprensione, la vicinanza con il figlio, verso la ragionevolezza, si educa all’insegna dell’amore: il “tu devi obbedire” diventa “tu devi capire”! Risulta più importante preservare il legame affettivo che entrare in conflitto.

Il sentimento di colpa diminuisce ma aumenta il rischio di non riuscire a tenere a bada il potere che il figlio acquisisce dentro e fuori casa, diventando così molto vulnerabile e poco capace di affrontare le frustrazioni e la realtà.

Pure i ruoli genitoriali sono cambiati: il padre di oggi, probabilmente anche per contrapposizione al vecchio modello paterno, non è più caratterizzato dall’autorità ma è una figura affettuosa più democratica e pacifica e più propensa alla mediazione dei conflitti.

Le madri non sono più quelle donne votate esclusivamente alla cura della famiglia e della casa ma sono donne che lavorano, autonome, possono scegliere di non sposarsi, di divorziare, di abortire, di non avere figli e cosi via.

Il figlio di oggi può crescere all’insegna dell’indipendenza, sostenuto verso la realizzazione di sé e della propria felicità, può crescere senza troppo “dolore mentale educativo” e senza troppi conflitti anzi, visto il poco tempo che si trascorre insieme in famiglia ognuno impegnato nelle proprie cose lavorative e scolastiche, è necessario che il clima sia pacifico.

Il bambino che diventa adolescente arriva alla pubertà avendo sperimentato poche capacità di tollerare le frustrazioni così come le delusioni e le privazioni a cui la vita lo esporrà, rimanendo comunque bisognoso di riconoscimento e ammirazione dagli adulti ma soprattutto dai suoi pari.

Il rispecchiamento nei pari diventa di fondamentale importanza e si sa, il confronto con gli altri è possibile che sfoci nella mortificazione e nella vergogna ed oggi più di ieri i ragazzi hanno meno strumenti a disposizione per fronteggiarle.

In questa società è importantissimo apparire in un certo modo, se in passato si doveva reprimere e rinunciare al piacere per il senso di colpa ora si deve esibire e spesso si è costretti a confrontarsi con un ideale di sé irraggiungibile e insostenibile, che porta al fallimento alla minaccia di inadeguatezza e quindi alla vergogna. In un adolescente alla ricerca della propria identità tutto questo si acuisce, i ragazzi sono proiettati verso la conquista a tutti i costi di livelli sempre più alti di visibilità sociale, è più importante figurare bene che aderire a certe regole e a certi valori.

Anche le tecnologie non a caso sostengono questa modalità, permettono infatti di apparire ed essere chiunque si voglia: i reality show, i giochi di ruolo, le chat virtuali, le riprese di qualunque cosa, consentono di assumere molte identità immaginarie che riflettono tanti aspetti di sé inesprimibili nella realtà e di intrattenere tante relazioni con conoscenti o sconosciuti con la possibilità di attribuirsi le più svariate identità.

Può succedere che il divario tra l’ideale e il reale diventi incolmabile e le risposte degli adulti a volte non sono sufficienti. Una delle soluzioni diventa quella di nascondersi e allontanarsi dalla “spaventosa” realtà, ritirandosi nella propria stanza “sicura”.